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martedì 25 marzo 2025

I Bari

Il quartiere del popolo, dove i mendicanti invadono i vicoli, ladri e povertà dilagano. È sufficiente passare il ponte, per ritrovarsi a Trastevere, in un mondo al di fuori della Roma dei signori e dei cardinali, al confine della città. Fu qui, nel vicolo dei Cinque, che il furbo Giacomo, avanzo di galera, uscito da Castel S. Angelo, dopo aver scontato la sua pena, per furto, s’imbatté in Antonio. Adolescente, vestito di stracci, dall’aspetto macilento, chiedeva l’elemosina ai pochi che potevano permettersi di elargirla. Giacomo aveva trascorso parecchio tempo nelle celle anguste e umide della fortezza. Era uscito, perché era stata la prima volta che l’avevano colto sul fatto. Non era stato, però, il suo primo furto, infrangere la legge ce l’aveva nel sangue. Alto allampanato, aveva certamente sofferto la fame nella vita e in galera. La decisione di spennare gli ingenui, nel gioco delle carte era già presa da tempo. Giacomo aveva escogitato una strategia, ma c’era bisogno di un ragazzo dall’aspetto gentile che fosse suo complice. Il giovanissimo Antonio le aveva provate tutte pur di mangiare, tranne infrangere la legge. Si era offerto per qualsiasi lavoro, ma lì nel quartiere, il lavoro non c’era, riusciva a fare qualche piccolo servizio, ma gli spiccioli guadagnati erano davvero pochi. Suo padre lo picchiava ogni giorno, perché non era capace di aiutare le finanze della famiglia che moriva di fame. Attraversare il ponte, per cercare lavoro nei quartiere benestanti, al di là del Tevere, ci aveva provato, ma il suo aspetto di straccione, si sovrapponeva a quello dei tanti poveracci come lui. La diffidenza nei loro confronti, spesso, li faceva allontanare, al massimo rimediavano un tozzo di pane. Il giorno dell’incontro tra il baro e Antonio, fu uno di quelli in cui il ragazzo non aveva raggranellato neanche pochi spiccioli. Tremava nel dover rientrare a casa, sapeva benissimo cosa lo aspettasse. Giacomo con fare suadente, gli si avvicinò. Antonio alzò lo sguardo verso quel tipo bizzarro, lo guardò con un’espressione interrogativa, si stava chiedendo perché lo stesse fissando da un po’. - Giovane, giornata storta? - Gli chiese, avendo compreso il disagio del ragazzo. Antonio, indietreggiò verso il muro. Temeva di essere aggredito o rapito, non erano rari i casi in cui si cercavano ragazzi per le richieste di ricchi depravati. - Non temere – aggiunse Giacomo - non ti farò del male, voglio soltanto proporti un affare. Antonio drizzò le orecchie alla parola affare. Qualsiasi fosse, magari l’avrebbe tirato fuori dal pantano in cui era. - Ditemi, cosa volete da me? - Andiamo in un luogo tranquillo, vieni ti offro un bicchiere di vino. Antonio seguì quell’uomo, più alto di lui, nell’osteria vicino. - Oste servici due bicchieri del tuo vino – Ordinò Giacomo. L’oste lo guardò diffidente e soggiunse: - Devi pagarmi in anticipo. - Oste malfidato, ecco qui il denaro! Giacomo tirò fuori dalla tasca una sacca di denaro appena borseggiato. - Dunque quale sarebbe questo affare? - Chiese Antonio, curioso di saperne di più. - C’è da guadagnare parecchio. Se accetti, dovrai essere scaltro e seguire le mie istruzioni, ma si può rischiare la galera. - Che dovrei fare? - Chiese Antonio, disposto a tutto pur di avere del denaro da portare a casa. - Devi adescare qualche allocco dall’aria ingenua, insieme lo spenneremo al gioco delle carte, dividendoci il bottino. Io, che sono la mente, prenderò il 70 per cento dell’incasso, il resto è tuo. - Non mi va bene così, sono io che mi espongo e rischio di più. Dopo varie contrattazioni, Antonio riuscì a strappargli un 40 per cento. Ci volle tempo per imparare alla perfezione il gioco di carte, come sostituirle senza farsi cogliere sul fatto. Giacomo anticipò una parte del capitale da investire in abiti decenti per entrambi. Antonio indossava una blusa di seta giallo oro a righe nere dalle cui maniche usciva fuori una camicia verde scuro. In testa un cappello dello stesso colore della blusa, ornato di piuma, secondo la moda del momento. Giacomo invece indossava una blusa arabescata grigio chiaro dalle maniche gialle a righe nere. Anche lui aveva un cappello con piuma, ma dei guanti così logori che facevano intravedere le dita nude. Il giovane Paolo, era a bottega da un pittore molto conosciuto. Gli preparava le tavolozze, le tele e mescolava i colori con elementi naturali, come la biacca, di cui l’artista faceva molto uso. Famose erano le scene da lui ritratte con una luce particolare, che sembrava uscire dall’opera. Era giorno di paga, non veniva pagato molto, perché anche l’artista sebbene famoso, viveva in ristrettezze. Per Paolo comunque erano soldi sicuri. Uscì baldanzoso dalla bottega, era ormai l’imbrunire. I due loschi figuri lo avevano tenuto d’occhio e preso di mira. Era la vittima ideale, Antonio gli si avvicinò baldanzoso. Paolo dimostrava più o meno la stessa età. Antonio cominciò a parlare per primo, l’altro ingenuamente gli rispose, abbassando la guardia perché aveva un viso gentile ed era giovane come lui. Percorso un tratto di strada insieme, Antonio lo diresse con astuzia verso la locanda dove Giacomo stava aspettando. Entrando finse di meravigliarsi della presenza dell’amico, seduto ad un tavolo, che presentò a Paolo. I tre si sedettero insieme. Sul tavolo spiccava una tovaglia damascata rossa e un blackgammon, un gioco da tavolo. - Noi passiamo il tempo a giocare a carte, ti va di unirti? Potresti vincere e raddoppiare i tuoi soldi. Paolo assentì, dopo una giornata pesante di lavoro, si era guadagnato uno svago. Era vestito di scuro, solo un colletto bianco spuntava dalla blusa. Aveva un viso concentrato nel gioco, leggermente arrossato. Guardava le carte senza accorgersi che Giacomo, alle sue spalle, suggeriva ad Antonio il numero della sua carta con le dita. Antonio provava un misto di eccitazione per il rischio, aveva una postura tesa leggermente piegata verso Paolo. Teneva, dietro la schiena, con una mano, le carte da sostituire, così come gli aveva insegnato Giacomo. Aspettava che Paolo facesse la sua mossa. Lo spennarono come un pollo. A fine partita Paolo era disperato, aveva perso tutta la paga. I due si allontanarono alla svelta prima che ci ripensasse, dividendosi il bottino e andando a festeggiare con grosse pacche sulle spalle, in attesa del prossimo pollo da spennare. Tempo dopo, Paolo, raccontò al pittore la sua brutta disavventura. L’artista volle immortalarla a futura memoria, dipingendo la scena come Paolo gliel’aveva descritta. Divenne uno dei più grandi capolavori dell’arte.

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