A te navigante...

A te navigante che hai deciso di fermarti in quest'isola, do il benvenuto.
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martedì 10 ottobre 2017

Piccolo uomo

Hokusai la grande onda


Con questo testo ho partecipato al concorso letterario "Mediterraneo", il regolamento prevedeva uno svolgimento di 500 battute con una traccia: "Da culla della civiltà occidentale a più grande cimitero a cielo aperto della storia dell’umanità. Crocevia culturale, economico, politico ma anche palcoscenico delle più ardite rotte di migrazione contemporanea"



Mio piccolo uomo,
ti seguo affannarti da tempo. Partisti da lontano, seguendo l'alito del vento arroventato dal deserto che suggeriva alle tue vele la via da seguire. Portava i profumi dei datteri, dell'olio e del vino. Ti sei fatto incantare dal canto delle sirene e hai conquistato e sottomesso altre terre, costruendo ingegnosi mezzi per arrivarci, sempre più grandi e potenti, armato di ferro, mescolando sangue nel sangue, in un rivolo infinito che io ho dilavato e il vento ha asciugato, fino a seccarti le ossa.
Piccolo uomo, lo senti il mio urlo? Il fiòtto incessante di dolore? È la rabbia che ti spruzzo addosso.
Ti sei fatto grande ed eroe, acclamato dai versi dei poeti. Svolgendo un filo hai cercato il Minotauro nel labirinto, ti sei vestito di porpora fenicia, ti sei nascosto nel ventre di un finto cavallo. Hai sottomesso popoli all'ombra delle Piramidi, stringendo tra le tue dita la vita e la morte nell'arena del Colosseo.
Davanti ai miei occhi, piccoli uomini dalle grandi pretese nascevano e morivano. Vi osservo incredulo delle vostre azioni, condannati all'estinzione. Siete rimasti in pochi, abbattuti dalla furia della madre martoriata, pochi chicchi di sale sparsi sulla terra arida e bruciata dal sole. Non avete ancora compreso nulla! Siete stati miliardi di mosche moleste e formiche affamate. Chi aveva risorse le ha tenute strette, saccheggiate con rapace volontà a quelli che poi arrivavano a migliaia, a milioni, per riprendersi il cibo tolto loro di bocca. Chi aveva, stringeva la borsa e voleva mandarli indietro, ucciderli per fame e loro morivano, esalando l'ultimo respiro tra le mie braccia pietose e gelide.
Vado avanti e indietro in un movimento lento e incessante, perché il tempo non ha importanza. Sono furioso, adirato con voi, piccoli uomini, e afferro il mantello infuocato del vento. Vi rovescio, vi scuoto, vorrei svegliarvi dal vostro sogno distruttivo e me ne prendo alcuni, vi tengo stretti fino a soffocarvi.
Piccolo uomo, non ti è bastato distruggere te stesso, hai voluto sfidarmi, provando a distruggere me.
I miei figli li hai rapiti, ad uno, ad uno, li hai divorati nel tuo avanzare rapace. Hai svuotato il mio ventre, l'hai avvelenato, passando oltre. Non sono più quello che fui. Sono infuriato e desideroso di vendetta. Mi allargo incessantemente su di te, piccolo uomo e ti ricopro con le mie maledizioni.
Vado avanti e indietro, mi precede una schiuma rabbiosa, mi segue una risacca di risentimento.
Bagno le rovine delle tue costruzioni marchiandole col sale e levigo, so che le farò sparire come stai sparendo tu. Sono i miei squali quelli che ora entrano ed escono dagli archi del Colosseo, girano attorno al campanile di S. Marco, alla lanterna genovese, pattugliano la torre di Pisa o il campanile del duomo di Amalfi nuotando famelici.
Sto arrivando, e tu non hai più scampo, ma non temere sarò pietoso, ti cullerò tra le mie braccia in eterno.
Mi firmo col nome con cui mi hai appellato:
per sempre
Mediterraneo

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